IL CAMPO DI LIQUIRIZIA

La liquirizia, il cui nome scientifico è Glycyrrhiza glabra, della famiglia delle fabaceae; pianta erbacea perenne fino ad un metro di altezza, importata dal Medio Oriente intorno al XV secolo, si è adattata e nasce spontaneamente in tutto il meridione d’Italia, tipica delle zone dal clima mite e terreni incolti ed aridi, in suoli sabbiosi-calcarei tipici del territorio isolano-crotonese, che fornivano un prodotto di buona qualità per l’alto contenuto di glicirrizina

Nota da secoli per le proprietà curative (per la tosse come consigliava Ippocrate, disturbi del fegato) ed è stata una risorsa fondamentale per l’economia locale: della venivano usati i fusti sotterranei di piante di tre-quattro anni, raccolte durante la stagione autunnale e lavorate per prodotti pregiati: confetti preparati con estratto di liquirizia pura, bastoncini da masticare, ridotta in polvere e in succo (estratto nero).

La parte più preziosa della pianta sono le sue radici, lunghe e resistenti, venivano raccolte dopo anni di crescita (da uno a tre anni) e utilizzate per la produzione della liquirizia. La raccolta richiedeva forza, pazienza ed esperienza.

Campo di liquirizia: è stato realizzato per mostrare dal vivo come cresce la pianta e per mantenere viva una tradizione antica.

Osservando le foglie, i fiori e il terreno, è possibile comprendere il profondo legame tra natura, lavoro umano e territorio.
La liquirizia calabrese è considerata la migliore per una combinazione rarissima di fattori naturali e tecniche umane: cresce spontanea, non irrigata e non concimata.
È una liquirizia “selvatica”, non da agricoltura intensiva, e questo aumenta l’intensità aromatica, la persistenza nel gusto e la qualità dell’estratto.